Il Trust è un istituto pensato dall’ordinamento inglese che ha lo scopo di preservare i beni di un determinato soggetto. Il Trust, nato in Inghilterra, è un atto sviluppato e concepito dall’ordinamento inglese e dalla tradizione di common law avente come significato il termine “fiducia”. In Italia è considerato legittimo a partire dalla Convenzione dell’Aja entrata in vigore il 1° gennaio del 1992, nonostante nessuna norma del diritto interno né disciplina l’istituto. In ambito giuridico indica l’atto di sottoporre dei beni sotto il controllo di un altro soggetto, definito “trustee” nell’interesse di una persona beneficiaria o di un fine ben specifico. Colui che sottopone il bene viene comunemente definito “settlor” (ovvero, il disponente). La sua particolare duttilità in genere, lo rende lo strumento ideale per "aggirare" alcuni dei vincoli che invece gravano su altri istituti, fermo restando il divieto di violazione delle norme imperative. Si tratta quindi di un rapporto giuridico tra un disponente e un trustee, il cui primo muove beni e diritti in favore del secondo che li deve gestire nell’interesse di un beneficiario o di un preciso fine. Oggetto di un Trust possono essere beni mobili o immobili, materiali o immateriali. La peculiarità è presente nello sdoppiamento dei beni che nonostante rimangano intestati al trustee non fanno parte del suo patrimonio personale. Il ruolo di trustee (gestore) è solitamente ricoperto da una persona fisica che gode della fiducia del disponente (un familiare, ma anche un professionista di fiducia), tuttavia si possono sostituire a ciò anche le cosiddette Trust Company, ovvero società fiduciarie che hanno esteso il proprio oggetto sociale fino a comprendervi anche attività di gestione. Il trustee inoltre, qualora non adempia alle obbligazioni previste nell’atto istitutivo, è revocabile. In particolare, questa figura non può agire in conflitto di interessi con i beneficiari e può essere chiamato a rispondere in via risarcitoria nel caso in cui non tenga fede delle previsioni sancite dal disponente nell’atto istitutivo, creando in questo modo quello che viene definito in common law “breach of trust”. Vi sono diverse tipologie, qui di seguito elencate: Proprio per questo motivo: In generale, questo strumento può essere usato in modo proficuo soprattutto nel passaggio generazionale di quote societarie di imprese familiari. Viene quindi indicato per avere un controllo unitario su una holding familiare, andando a tutelare sia gli interessi dei familiari attivi (ovvero coloro che si occupano attivamente della gestione dell’attività) sia di quelli passivi (coloro che partecipano alla società solo a titolo di investimento capitale). Seppur questi passaggi generazionali possano essere ovviati tramite un patto di famiglia, il trust offre una serie di vantaggi, tra cui: Nel caso si parlasse di persone non imprenditrici, un esempio pratico di applicabile può essere quello dell'amministrazione di un immobile. Nello specifico, si tratta di una protezione che viene messa in atto per quanto riguarda determinati beni immobiliari. Grazie ad esso è possibile, infatti, proteggere i beni da potenziali creditori, ottimizzando la fiscalità successoria e la gestione di successioni famigliari articolate, al fine di mantenere il patrimonio immobiliare unito nel tempo. La tutela della residenza di figli minori in circostanza di separazione o divorzio e la garanzia della residenza a soggetti famigliari deboli sono tra i motivi più comuni per l’utilizzo di questo strumento. Il trustee può venire in possesso di un bene immobile tramite trasferimento della proprietà al garante:Trust: significato giuridico
Quali sono le tipologie di Trust
È bene inoltre specificare che i beni in trust non sono influenzabili dalle vicende personali del trustee.Il Trust aziendale
Il Trust immobiliare
Tassazione del Trust
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