PNRR: Quali vantaggi per le imprese?

Il PNRR, letteralmente Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è una manovra strategica che il Governo italiano ha ideato per poter avere accesso ai fondi del Next Generation EU, programma dell’Unione Europea elaborato per fronteggiare la crisi generata dalla pandemia da Covid-19.

Il piano PNRR prevede investimenti, per il periodo che va dal 2021 al 2026, da destinare a vari settori per favorirne la ripresa e per sostenere e incoraggiare il percorso verso un ammodernamento del Paese. Ma quali settori riguarda?

Che cos’è il PNRR

I settori interessati dal documento PNRR sono nello specifico quattro:

  • Pubblica Amministrazione
  • Giustizia
  • Semplificazione
  • Competitività

Obiettivo del Pnrr, oltre al risanamento dell’economia italiana è anche quello di rinnovare alcuni punti strutturali fondamentali che fanno parte del nostro Paese. Nello specifico si concentra su:

  • Innovazione e digitalizzazione: ciò nell’ottica di allineare l’Italia ad altri Paesi europei per renderla competitiva, flessibile e reattiva ai cambiamenti;
  • Transizione ecologica: per ridurre gli agenti che determinano l’inquinamento ambientale andando sempre più verso una direzione green e sostenibile, da lasciare alle nuove generazioni;
  • Inclusione sociale: per limitare il concetto di diversità, promuovendo la parità di genere, diminuire il gap territoriale tra nord e sud e permettere ai giovani di rappresentare le risorse del futuro.

L’Italia ha avanzato la sua proposta di PNRR a maggio 2021, contenente due requisiti fondamentali per l’ammissibilità: l’RRF (Dispositivo per la ripresa e la resilienza) e il React-EU (Assistenza alla ripresa per la coesione dei Territori d’Europa). In particolare, l’RRF ammonta a 191,5 miliardi di euro, dei quali 68,9 sono a fondo perduto, che si potranno utilizzare nel periodo 2021/2026; nel luglio 2021 l’Italia ha approvato il proprio PNRR dopo il vaglio della Commissione Europea.

Le missioni del PNRR

Il PNRR conta 6 missioni (obiettivi), formate da 16 componenti che a loro volta si dividono in 48 linee di intervento. Ogni missione ha dedicati diversi importi di finanziamento e fa riferimento a differenti scadenze. Vediamo nello specifico a cosa è dedicata ogni singola missione:

  • 1 Digitalizzazione e innovazione: prevede investimenti in credito d’imposta per beni strumentali, ricerca, sviluppo e innovazione, macchinari e impianti per produzioni ad alto livello tecnologico; poi Investimenti in politiche industriali di filiera e internazionalizzazione; strategia digitale e piattaforme per il patrimonio culturale; turismo 4.0;
  • 2 Rivoluzione verde e transizione ecologica: i fondi sono destinati per la gestione dei rifiuti, l’economia circolare e l’agricoltura sostenibile; energie rinnovabili; efficienza energetica; tutela del territorio e della preziosa risorsa idrica;
  • 3 Infrastrutture per la mobilità sostenibile: investimenti per la rete ferroviaria; ammodernamento e gestione della logistica; sicurezza stradale;
  • 4 Informazione e ricerca: mira a finanziare le start-up per sostenere oltre 250 imprese ad alto tasso innovativo;
  • 5 Inclusione e coesione: particolarmente dedicato ad incentivare la creazione di imprese al femminile e a sostenere quelle già esistenti; rafforzare le ZES (Zone Economiche Speciali, quali: Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Molise, Sicilia, Abruzzo e Sardegna) – trattandosi di regioni con legislazioni economiche di vantaggio si incentiveranno le imprese a investire nei territori di riferimento;
  • 6 Salute: Sarà incentivata la presenza di strutture intermedie e di telemedicina per agevolare l’assistenza sanitaria locale; gli investimenti sono poi dedicati anche all’innovazione degli strumenti diagnostici e delle strutture digitali già esistenti;

Ad oggi (febbraio 2022), l’Italia ha centrato tre obiettivi e si tratta nello specifico di investimenti su:

  • Energie rinnovabili e batterie;
  • Filiere produttive;
  • Semplificazione degli investimenti nelle infrastrutture idriche.

Molti sono ancora gli interventi da pianificare ed effettuare per usufruire delle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea, mantenendosi entro le scadenze dettate dallo stesso Organismo.

Focus sulle imprese

Una circolare del Dipartimento della Ragioneria dello Stato istituito presso il MEF, la 33/2021 ha riportato la possibilità per le imprese di cumulare i fondi messi a disposizione dall’UE, alla condizione che questi non coprano il costo totale dell’investimento.

Qui è necessario operare una distinzione tra il concetto di doppio finanziamento e cumulo delle risorse; Innanzitutto c’è da dire che il primo è vietato espressamente dalla normativa UE, diversamente dal secondo che è autorizzato, inoltre:

  • Doppio finanziamento: si intende nel caso di superamento del costo totale delle operazioni;
  • Cumulo delle risorse: significa utilizzare in maniera sinergica diverse forme di sostegno pubblico; di questa sinergia si è parlato anche nel Recovery Fund che afferma “il sostegno fornito nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) si aggiunge al sostegno fornito nell’ambito di altri programmi e strumenti dell’Unione”.

Va da sé che non è così semplice come prospettato da ordinamenti e regolamenti, anzi, come ha affermato il presidente di Api (Associazione Piccole e Medie Industrie) Paolo Galassi, sarebbe opportuno impiegare le risorse in modo che si possano “moltiplicare”, investendo sulle PMI e sostenendole con riforme negli ambiti: fisco, giustizia, Pubblica Amministrazione e taglio del costo del lavoro; ciò per ritrovare (o ricreare) una politica industriale che in Italia manca da un po'.

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