Il PNRR, letteralmente Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è una manovra strategica che il Governo italiano ha ideato per poter avere accesso ai fondi del Next Generation EU, programma dell’Unione Europea elaborato per fronteggiare la crisi generata dalla pandemia da Covid-19. Il piano PNRR prevede investimenti, per il periodo che va dal 2021 al 2026, da destinare a vari settori per favorirne la ripresa e per sostenere e incoraggiare il percorso verso un ammodernamento del Paese. Ma quali settori riguarda? I settori interessati dal documento PNRR sono nello specifico quattro: Obiettivo del Pnrr, oltre al risanamento dell’economia italiana è anche quello di rinnovare alcuni punti strutturali fondamentali che fanno parte del nostro Paese. Nello specifico si concentra su: L’Italia ha avanzato la sua proposta di PNRR a maggio 2021, contenente due requisiti fondamentali per l’ammissibilità: l’RRF (Dispositivo per la ripresa e la resilienza) e il React-EU (Assistenza alla ripresa per la coesione dei Territori d’Europa). In particolare, l’RRF ammonta a 191,5 miliardi di euro, dei quali 68,9 sono a fondo perduto, che si potranno utilizzare nel periodo 2021/2026; nel luglio 2021 l’Italia ha approvato il proprio PNRR dopo il vaglio della Commissione Europea. Il PNRR conta 6 missioni (obiettivi), formate da 16 componenti che a loro volta si dividono in 48 linee di intervento. Ogni missione ha dedicati diversi importi di finanziamento e fa riferimento a differenti scadenze. Vediamo nello specifico a cosa è dedicata ogni singola missione: Ad oggi (febbraio 2022), l’Italia ha centrato tre obiettivi e si tratta nello specifico di investimenti su: Molti sono ancora gli interventi da pianificare ed effettuare per usufruire delle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea, mantenendosi entro le scadenze dettate dallo stesso Organismo. Una circolare del Dipartimento della Ragioneria dello Stato istituito presso il MEF, la 33/2021 ha riportato la possibilità per le imprese di cumulare i fondi messi a disposizione dall’UE, alla condizione che questi non coprano il costo totale dell’investimento. Qui è necessario operare una distinzione tra il concetto di doppio finanziamento e cumulo delle risorse; Innanzitutto c’è da dire che il primo è vietato espressamente dalla normativa UE, diversamente dal secondo che è autorizzato, inoltre: Va da sé che non è così semplice come prospettato da ordinamenti e regolamenti, anzi, come ha affermato il presidente di Api (Associazione Piccole e Medie Industrie) Paolo Galassi, sarebbe opportuno impiegare le risorse in modo che si possano “moltiplicare”, investendo sulle PMI e sostenendole con riforme negli ambiti: fisco, giustizia, Pubblica Amministrazione e taglio del costo del lavoro; ciò per ritrovare (o ricreare) una politica industriale che in Italia manca da un po'.Che cos’è il PNRR
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